Quando si visita Orvieto, è naturale lasciarsi conquistare dalla magnificenza del Duomo. Eppure la città custodisce molte altre chiese medievali che meritano una visita, autentici scrigni d’arte spesso trascurati dagli itinerari più turistici.

Tra queste spicca la chiesa di San Domenico, costruita tra il XIII e il XIV secolo, dove si conserva uno dei più importanti monumenti funerari del Medioevo italiano: il sepolcro del cardinale Guillaume De Braye, realizzato da Arnolfo di Cambio intorno al 1282.
Alla fine del Duecento Orvieto viveva una stagione di grande prestigio. La città ospitava frequentemente i pontefici e il loro seguito, diventando un vivace centro politico e religioso. In questo contesto si inserisce il monumento dedicato al cardinale francese Guillaume De Braye.

L’opera colpisce per il suo straordinario realismo. Il cardinale è raffigurato disteso sul letto funebre, mentre alcuni diaconi sembrano assisterlo con gesti naturali e partecipati. Nella parte superiore del monumento, invece, la scena assume un significato profondamente spirituale: San Marco accompagna l’anima del defunto al cospetto della Vergine, simboleggiando il passaggio dalla vita terrena a quella eterna.
Uno degli aspetti più affascinanti del mausoleo è il sapiente riutilizzo di elementi dell’antichità classica. Per realizzare la statua della Vergine in trono, Arnolfo di Cambio trasformò una preesistente statua pagana, probabilmente raffigurante una dea. Lo scultore modificò l’acconciatura e la corona della figura originale e aggiunse il Bambino Gesù nell’atto di benedire, dando nuova vita a un’opera antica e adattandola alla simbologia cristiana.
È un dettaglio che racconta non solo l’abilità tecnica di Arnolfo di Cambio, ma anche il dialogo continuo tra il mondo classico e la cultura medievale. Un motivo in più per entrare nella chiesa di San Domenico e scoprire uno dei tesori meno conosciuti di Orvieto.


