Arrivando in Piazza del Duomo, la prima cosa che colpisce è la facciata della cattedrale. Marmi, mosaici, sculture e il grande rosone costruiscono un insieme che racconta bene l’importanza che Orvieto ebbe tra Medioevo e Rinascimento. Il Duomo è il risultato di un cantiere durato diversi secoli e di un progetto al quale hanno lavorato architetti, scultori, pittori e maestranze provenienti da diverse parti d’Italia.

La costruzione del Duomo iniziò nel 1290, quando papa Niccolò IV pose la prima pietra. Il progetto accompagnava una fase di grande sviluppo della città e il cantiere proseguì per oltre tre secoli, coinvolgendo architetti, scultori, pittori e maestranze di epoche diverse.
Il risultato è un edificio nel quale si incontrano architettura romanica e gotica, insieme alle trasformazioni e alle aggiunte che si sono succedute nel tempo.

Tra i protagonisti della storia del Duomo c’è Lorenzo Maitani, che dal 1310 al 1330 fu il principale responsabile della fabbrica. A lui è legato il progetto generale della cattedrale e soprattutto l’impostazione della facciata, che ancora oggi caratterizza l’immagine del Duomo.
La facciata è un insieme complesso di elementi diversi. Alla base si trovano grandi rilievi scolpiti, dedicati a episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento. Più in alto compaiono i mosaici, mentre al centro si trova il rosone realizzato da Andrea di Cione, detto l’Orcagna, intorno alla metà del Trecento.
Un dettaglio interessante riguarda proprio i mosaici: molti sono realizzati con tessere dorate e contribuiscono a creare quell’aspetto luminoso che cambia durante la giornata a seconda della luce.
Signorelli e la Cappella di San Brizio

All’interno del Duomo si trova uno dei cicli pittorici più importanti del Rinascimento: gli affreschi della Cappella di San Brizio.
Il lavoro fu avviato da Beato Angelico nel 1447 e completato da Luca Signorelli tra il 1499 e il 1504. Le pareti della cappella raccontano le Storie degli Ultimi Giorni, con scene dedicate al Giudizio Universale, alla resurrezione dei morti e alla sorte delle anime.
La pittura di Signorelli permette di osservare da vicino l’interesse dell’artista per il corpo umano e per il movimento delle figure. Il ciclo ebbe grande fortuna e viene tradizionalmente considerato tra le fonti di ispirazione per Michelangelo nella decorazione della Cappella Sistina.
Il Corporale e la storia del miracolo di Bolsena

Un’altra parte importante del Duomo è la Cappella del Corporale, costruita per custodire la reliquia legata al miracolo eucaristico di Bolsena del 1263.
Gli affreschi della cappella furono realizzati tra il 1356 e il 1364 da Ugolino di Prete Ilario e da altri artisti. Il ciclo racconta la storia del miracolo e permette di comprendere anche il ruolo che questo avvenimento ebbe nella storia religiosa di Orvieto.
La presenza del Corporale è uno dei motivi per cui il Duomo è strettamente legato alla storia della festa del Corpus Domini, istituita nel XIII secolo.
Quante storie può raccontare una cattedrale?
Il bello del Duomo di Orvieto è che si può guardare da molti punti di vista. Si può osservare come edificio medievale, seguire la storia dei suoi artisti, leggere le immagini scolpite sulla facciata oppure concentrarsi sui grandi cicli pittorici dell’interno.
Una visita con una guida permette di mettere in relazione questi elementi. Un particolare della facciata può diventare l’occasione per parlare di Lorenzo Maitani; un affresco può raccontare il modo di lavorare di un pittore del Rinascimento; una reliquia può aprire una finestra sulla storia religiosa e politica della città.
Sono tanti i livelli che convivono all’interno dello stesso monumento. Una guida aiuta a riconoscerli e a seguirne i collegamenti, scegliendo di volta in volta il percorso più adatto a chi visita.
Il Duomo di Orvieto si può visitare in pochi minuti. Per conoscerne le storie, invece, vale la pena fermarsi un po’ più a lungo.
